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- Il sistema di misura della densità ossea ideato da IDI Evolution rende applicabile nel setting clinico un’intuizione fondamentale, avuta già nel 1995, di due famosi implantologi – Lars Sennerby e Bertil Friberg: la resistenza dell’osso al taglio è una misura della sua densità.
- IDI Evolution ha concretizzato questa intuizione attraverso l’abbinamento di una specifica sonda di misura, da utilizzarsi dopo avere passato la prima fresa per la preparazione del tunnel implantare, ad uno speciale micromotore, in grado di misurare il torque istantaneo necessario per permetterne la discesa nel tunnel a velocità costante, e ha dimostrato che la media dei valori misurati è una misura affidabile della densità ossea.
- I primi studi esplorativi hanno subito dimostrato che il sistema permetteva di distinguere le quattro aree di densità già note empiricamente, attraverso la classificazione percettiva di Misch, a tutti gli implantologi: posteriore superiore, anteriore superiore; posteriore inferiore, anteriore inferiore. Con una differenza fondamentale: non più in modo empirico ma in modo oggettivo, attraverso una misura numerica.
- La bontà dello strumento e del sistema di misura è stata confermata dai risultati ottenuti in collaborazione col gruppo del Prof. Piattelli dell’Università di Chieti: le misure sono indipendenti dall’operatore che le esegue. Il sistema dà gli stessi risultati a prescindere da chi lo sta impiegando.
Già nel 1995 Lars Sennerby e Bertil Friberg avevano proposto l’ipotesi, e ne avevano dimostrato la validità, che la resistenza al taglio offerta dall’osso alle spire dell’impianto potesse essere correlata alla densità dell’osso stesso, pubblicando alcuni lavori fondamentali sull’argomento.
La scoperta, di sicuro interesse per la ricerca, aveva però scarsa ricaduta clinica: al momento dell’inserimento dell’impianto non vi è più modo di adattare il tunnel implantare, e la misura della densità ossea in quel momento, anche se quantitativa, resta solo un dato di cui il chirurgo orale può solo prendere atto.
Tuttavia, partendo da questo concetto, IDI Evolution ha ipotizzato che lo stesso principio potesse essere sfruttato in un momento in cui il tunnel implantare può ancora essere modificato: dopo avere passato la prima fresa. Ha creato così una sonda speciale, del diametro di 2,3 mm, da associarsi al motore TMM3, e in grado di misurare il torque istantaneo per farla ruotare a velocità costante mentre scende nel tunnel. Ha quindi ipotizzato, sulle orme di Sennerby e Friberg, che il valore medio di tutti i valori di torque raccolti potesse essere uno stimatore affidabile della densità ossea.
I ricercatori clinici vicini a IDI Evoution hanno iniziato a raccogliere dati. La prima conferma che l’intuizione era giusta è giunta dalla loro analisi: le misure di densità ossea raccolte con il motore replicavano esattamente quanto già noto in merito alla densità dei mascellari – i settori anteriori, più densi; i settori posteriori, meno densi. La mandibola, più densa, la mascella, meno densa.
Con una differenza fondamentale: mentre l’esistenza delle quattro aree era nota da tempo a tutti gli implantologi in modo empirico, a partire dalla sensazione tattile durante la foratura (le ben note classi di Misch, con la sensazione percettiva paragonata alla foratura di… diversi tipi di legno!) il motore forniva invece dati numerici, precisi, oggettivi. Nasceva così una misura della densità ossea oggettiva, numerica e, soprattutto, sito-specifica.
Con questi primi lavori si è quindi aperto un filone di ricerca che continua ininterrottamente da più di 10 anni: quello della misura della densità ossea intra-operatoria, sito-specifica e operatore-indipendente.
Citiamo tre lavori “apripista”: nel 2013 il Prof. Di Stefano e altri ricercatori pubblicano la prima evidenza della validità del sistema, mostrando come il motore distingua in modo numerico e obiettivo le quattro aree (superiore, posteriore e anteriore; inferiore, posteriore e anteriore) già note empiricamente ad ogni implantologo; nel 2015 il Dott. Arosio pubblica un primo caso che mostra come la misura oggettiva della densità possa fungere da guida razionale per la preparazione del sito implantare così da ottenere la stabilità primaria desiderata in modo predicibile; sempre nel 2015 il Prof. Di Stefano in collaborazione con il gruppo dell’Università di Chieti capitanato dal Prof. Piattelli mostrano come le misure di densità fornite dal motore siano indipendenti dall’operatore che le esegue, dimostrando che il motore TMM3 è un vero e proprio strumento di misura, che fornisce dati oggettivi a prescindere dall’operatore che lo utilizza.
Pubblicazioni
Di Stefano DA, Arosio P, Pagnutti S. A possible novel objective intraoperative measurement of maxillary bone density. Minerva Stomatol. 2013 Jul-Aug;62(7-8):259-65.
Link all’articolo nella rivista
IF: 1,400 (2025)
Arosio P, Moschioni M, Banfi LM, Di Stefano DA. An Intraoperative Site-specific Bone Density Device: A Pilot Test Case. J Contemp Dent Pract. 2015 Aug 1;16(8):697-703. doi: 10.5005/jp-journals-10024-1743.
Link all’articolo nella rivista
Di Stefano DA, Arosio P, Piattelli A, Perrotti V, Iezzi G. A torque-measuring micromotor provides operator independent measurements marking four different density areas in maxillae. J Adv Prosthodont. 2015 Feb;7(1):51-5. doi: 10.4047/jap.2015.7.1.51.
Link all’articolo nella rivista
IF: 2,000 (2025)
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La misura della densità è eseguita attraverso una sonda che viene fatta scendere a velocità costante in un primo tunnel, che potrà poi essere allargato in funzione della lettura. I primi lavori esplorativi, volti a verificare la bontà dell’intuizione di misurare la densità nel modo descritto, hanno subito messo in evidenza come il sistema fosse in grado di distinguere le ben note quattro aree di densità riscontrabili anche empiricamente nei mascellari impiegando la classificazione di Misch, ma in modo obiettivo e riproducibile, nonché operatore-indipendente, invece che soggettivo ed empirico.
Quale è l’importanza per la ricerca clinica?
Questi risultati, al di là della loro applicabilità immediata nell’operatività quotidiana, sono fondamentali per la ricerca clinica. Aprono infatti la strada alla possibilità di eseguire una misura sito-specifica della densità ossea esattamente nel punto in cui l’impianto sarà posizionato. Viene finalmente abbandonata la valutazione tattile percettiva, e la ricerca può ora affidarsi ad un sistema di misura obiettivo della densità ossea. Il ricercatore che vuole quindi condurre studi su grandezze che dipendono dalla densità ossea (data una sistematica implantare, quale sia il migliore protocollo di preparazione in funzione di una certa densità ossea; come varia la stabilità di un impianto in funzione del suo diametro e lunghezza, forma, disegno di spira, in una certa densità ossea, etc.) può raccogliere dati oggettivi di densità eliminando interamente l’empiricità della valutazione tattile.
Quale è la ricaduta sull’operatività di ogni giorno?
- Il chirurgo che posiziona impianti ha nelle sue mani uno strumento che fornisce una misura oggettiva della densità ossea: l’informazione permette di confermare, o modulare, la diagnosi relativa alla qualità dell’osso già formulata sulle scansioni CBCT e guida lo stesso chirurgo a una preparazione del sito implantare completamente consapevole.
- L’atto chirurgico diviene meno empirico, meno soggettivo, e quindi più predicibile, mettendo il chirurgo in una condizione di maggiore ripetibilità e riproducibilità di risultato, con maggiore probabilità di successo, a maggiore garanzia di esito positivo per il paziente.
- Il posizionamento dell’impianto è modulato in modo specifico, in relazione alla diagnosi obiettiva della densità ossea di quello specifico paziente, nella esatta posizione in cui lo stesso impianto sarà posizionato.
A supporto dei dispositivi IDI Evolution
TMM3 accompagna il chirurgo nella diagnosi della densità ossea attraverso una misura oggettiva; il grafico che il motore produce durante la discesa della sonda nel primo tunnel, la cui preparazione sarà poi modulata in funzione della lettura, fornisce ulteriori informazioni qualitative, che complementano quelle già acquisite analizzando la CBCT del paziente.
La misura di densità ottenuta con TMM3 elimina completamente qualunque soggettività, sia in relazione ad uno stesso operatore, non più costretto ad affidarsi alla propria sensibilità manuale, sia in relazione ad operatori diversi, che ottengono tutti, a parità di tessuto osseo sul quale è eseguita la misura, lo stesso risultato.

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